2014-02-22 1° Festival castellano delle lingue madri

1911236 10201377012971580 1118734468 o

Presentazione della ricerca scientifica
“Alte Ceccato: realtà locale, città globale”

Relatori: Francesco Della Puppa Enrico Gelati

Assegnazione del Premio Scalabrini “Lingua Madre” 2014

Data: 22/02/2014 – 9:00-12:00

Luogo: Scuola elementare “G. Zanella” – Montecchio Maggiore

“Scuola Zanella e territorio, una sola comunità educante: prepararsi al futuro!”
Quale è la tua lingua? Quante lingue parli?
Quante lingue bisogna sapere per essere un imprenditore del futuro?

Alte Ceccato, Frazione di Montecchio Maggiore, Provincia di Vicenza: ieri, una distesa di campi in un tempo in cui i figli della classe lavoratrice erano costretti a emigrare e le fabbriche si contavano sulle dita di una mano; oggi, quartiere di immigrazione e tratto globalizzato dello sprawl rururbano veneto.
Qui, nel secondo dopoguerra, fu realizzata una piccola comunità-fabbrica costituita su un’industria – la Ceccato Spa – che ha attirato un’ingente massa di famiglie immigrate dalla Provincia vicentina e successivamente dal meridione d’Italia..
In meno di un ventennio, la fabbrica che ha mutato il nome della Frazione, perse però la sua forza attrattiva determinando, assieme alle numerose problematiche che caratterizzano la Frazione (un’urbanistica poco razionale, i limiti strutturali delle abitazioni, l’insistente traffico che attraversa l’abitato, la mancanza di spazi di socialità…), un ulteriore ricambio della popolazione residente e un progressivo spopolamento dei suoi spazi sociali e di vita.
Negli anni ’80, Alte Ceccato diventa, così, un quartiere dormitorio, centro marginale e luogo di passaggio nella periferia industriale del Nordest che si stava avviando verso una vertiginosa crescita economica.
In quest’area della Regione, prossima alla Valle del Chiampo, è la concia delle pelli a costituire, oggi, la principale attività produttiva. Un territorio di un centinaio di chilometri quadrati, infatti, racchiude il più importante distretto conciario europeo, realizzando il 50% della produzione italiana, con un fatturato di 3 miliardi di euro annui.
Un simile sistema produttivo non poteva che richiamare forza-lavoro da tutto il territorio italiano e dall’estero. L’Ovest vicentino si caratterizza infatti per un tasso di immigrazione straniera tra i più alti a livello nazionale. Lo stesso Montecchio Maggiore rappresenta uno dei Comuni italiani a più alto tasso di residenti immigrati (20%). Ciò soprattutto in relazione alla Frazione di Alte, dove i cittadini immigrati rappresentano circa un terzo dei suoi 6.804 abitanti, dei quali oltre il 50% è originaria del Bangladesh.
La popolazione immigrata dall’estero, e soprattutto dal Bangladesh, ha trovato nei vecchi condomini abbandonati da molti italiani una residenza stabile ed economicamente accessibile, acquistando tali alloggi di bassa qualità abitativa e a costo limitato in ragione del facile accesso ai mutui che un contratto a tempo indeterminato garantiva loro.
Dagli anni ’90 in poi, quindi, la collettività bangladese ha contrastato la desertificazione sociale e il declino demografico della Frazione.
E’ seguito un progressivo aumento di ricongiungimenti familiari e nascite di “seconde generazioni” che arrivano a superare quelle della componente autoctona; ciò ha comportato un ulteriore abbassamento della già giovane età media dei bangladesi residenti (e, quindi, di quella della Frazione) e un’altissima presenza di bambini di origine bangladese nelle scuole di ogni genere e grado, raggiungendo il 70% in alcune classi della scuola primaria e il 100% in alcune della scuola dell’infanzia.
Al contempo si è assistito – con le contraddizioni e le ambivalenze del caso – alla rivitalizzazione di spazi pubblici svuotati e “geriatrizzati”, al sorgere di numerose attività associative, alla creazione e all’animata frequentazione di due sale di preghiera islamica, ad un vivace fermento sociale, politico e culturale; pur non mancando tensioni e conflitti all’interno della collettività e con la popolazione e le istituzioni autoctone.
La crisi economica iniziata nel 2008, però, ha innescato profonde conseguenze sulle traiettorie della popolazione bangladese di Alte e sui destini della Frazione. Le sempre maggiori criticità connesse alla recessione (licenziamenti, cassa integrazione, mobilità…) e le crescenti difficoltà nel reperire una nuova occupazione spinge molte famiglie bangladesi alla ricerca di nuove possibilità all’estero, sfruttando consolidate reti migratorie. Questo processo contribuirà a frenare la ritrovata vitalità di Alte Ceccato e a riconfigurare la Frazione come luogo di passaggio, ma anche come centro nevralgico della diaspora bangladese in Italia e in Europa: punto di arrivo e di partenza per nuove generazioni di migranti.
Nonostante ciò, Alte Ceccato si conferma una piccola “città globale” collegata da mille reti al mondo intero e, soprattutto, un formidabile e vitale laboratorio di pratiche interculturali nel cuore del Nordest, un esempio emblematico della portata trasformativa dei fenomeni migratori nei contesti locali.

Il contributo – di cui il presente long abstract vuole porsi come sintesi – nasce da una più ampio ricerca quali-quantitativa della durata di oltre due anni sull’immigrazione bangladese ad Alte Ceccato e sulle trasformazioni ad essa connessa.
In questa sede si approfondirà la genesi della Frazione di Alte Ceccato attraverso i diversi momenti migratori che l’hanno vista protagonista, soffermandosi con particolare attenzione alla popolazione originaria dal Bangladesh – una collettività ancora scarsamente studiata in Italia, nonostante costituisca all’oggi una delle comunità immigrate quantitativamente e qualitativamente più radicate sul territorio nazionale.
Dopo aver ricostruito le “fasi” dell’immigrazione bangladese ad Alte, verranno analizzati i processi di rivitalizzazione e trasformazione sociale, economica, demografica, abitativa ed urbana che l’hanno coinvolta e le dinamiche – spesso contraddittorie, ambivalenti e anche conflittuali – che prendono vita sul suo territorio in seguito a tale insediamento.

Francesco Della Puppa, sociologo e ricercatore sociale, è membro del Gruppo di ricerca “Genere, Cittadinanza, Pluralismo delle identità” del Dipartimento Fisppa (Filosofia, Sociologia, Pedagogia, Psicologia Applicata) dell’Università di Padova e membro del Laboratorio di Ricerca Sociale dell’Università ca’Foscari di Venezia. Collabora col Master sull’Immigrazione “Fenomeni Migratori e Trasformazioni Sociali” dell’Università Ca’Foscari di Venezia.

Enrico Gelati lavora da diversi anni come insegnante di italiano L2 e facilitatore interculturale nella scuole di Alte Ceccato. Ha accompagnato il suo impegno professionale con attività di ricerca focalizzate in particolar sulla collettività bangladese e sulle trasformazioni sociali e demografiche nel contesto locale di Alte Ceccato.